Urbino,
Percorso di luce
Dal 09 al 30|09|21
Centro Storico
ore 20.30 – 24.00
URBINO PERCORSO DI LUCE È UN NUOVO MODO DI OSSERVARE LA CITTÀ. UN MODO DIVERSO E LONTANO DALLE SOLITE VISIONI. CAMBIA ANGOLATURA E IL RACCONTO HA UNA FORMA DIVERSA. AD OSSERVARE E LEGGERE È L’OCCHIO DELL’UOMO CONTEMPORANEO. L’ATTENZIONE È RIVOLTA AI LUOGHI DEL CENTRO STORICO NON ABITUALMENTE FREQUENTATI E LA NUOVA SPERIMENTALE NARRAZIONE METTE INSIEME STORIA, LIGHT DESIGN E VIDEO MAPPING.

URBINO PERCORSO DI LUCE NON È SOLO UN’INSTALLAZIONE. URBINO PERCORSO DI LUCE È SOPRATTUTTO UN PROGETTO DI VALORIZZAZIONE URBANA E RICERCA STORICA CHE NON SI ESAURISCE NELL’EVENTO STESSO MA CHE DA ESSO PARTE E GENERA DIVERSE OPPORTUNITÀ PER EDUCARE LO SGUARDO E PRATICARE APPROFONDIMENTI CULTURALI. ATTUA NUOVI MODI DI VIVERE LA CITTÀ, PROPONE NUOVI ITINERARI TURISTICI, ILLUMINA CIÒ CHE ANCORA È DA SCOPRIRE E PRESTO DA RIQUALIFICARE.

UN BAROCCI SPIATO, I MUTI RESTI DEL TEATRO ROMANO, UN OMAGGIO ALLA BATTIFERRI, I RETICOLI DEI RAMI DEL PLATANO DI CLEMENTE XI E IL LOGGIATO DI PALAZZO ODASI BONAVENTURA SONO SOLO ALCUNI DEGLI INCONTRI POSSIBILI.
Percorso
1

Porta Maia

Via Porta Maia

2

Le finestre poetiche

Via Porta Maia

3

F]uit domus Lauræ Battiferri

Via Porta Maia

4

Il Barocci spiato

Via Porta Maia

5

Le Lucciole

Via Volta della Morte

6

Catenaria

Via Valerio

7

Il loggiato di Palazzo Odasi Bonaventura

Via Valerio

8

Il Platano di Clemente XI

Via Valerio

9

Pareti luminose

Volta Pesa

10

Luce sonora

Volta Scura

11

Resti Teatro Romano

Volta Scura

12

Le tre mete

Via San Domenico

1. Porta Maia. Ingresso della città romana
Via Porta Maia.

Dei due colli che naturalmente costituiscono la città murata di Urbino, area riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, uno è il nucleo originario, quello della città romana, l’altro l’estensione tardoantica e medievale. I due colli grosso modo ripartiscono in due la città, da un lato il colle dei poteri (Municipio, Cattedrale, Palazzo Ducale, Università), che si chiama Colle del Poggio, dall’altro il Colle del Monte, dove si raccolgono le attività (la Bottega di Giovanni Santi, i laboratori di San Giovanni).


La città romana, raccolta sulla prominenza del Colle del Poggio, si rendeva agevolmente accessibile nel punto più piano, quello che poi sarà occupato dal mercato e dal convento dei Francescani una volta che la città avrà stabilmente occupato i due colli. Qui doveva essere la Porta maia, la porta grande, di cui resta memoria nell’odonomastica (via Porta Maia). Urvinum Mataurense, questo il nome, in posizione dominante rispetto alle vallate dei fiumi Foglia e Metauro, era protetta da una cinta muraria probabilmente risalente alla fine del III-II secolo a.c. Oggi l’impianto urbanistico della città romana è ancora abbastanza riconoscibile: possiamo infatti scorgere l’impostazione dell’antico cardo maximus, posizionato in corrispondenza dei contemporanei assi viari di via Veneto e via Saffi e l’area del foro, collocata nell’area oggi occupata da Piazza Duca Federico e dalle sue aree.

2. Le finestre poetiche
Via Porta Maia.
È in una tortuosa salita per scalette che allontana dal vociare dei soliti luoghi che si muovono i primi passi di Percorso di luce.

“Giorno forestiero, non stare sul roseo colle! / Non lasciare che l’alba

svilisca i tuoi tratti. / Perche’ sei sceso ai dirupi e a me? / Ti riconosco.

Sei nato a Urbino.”
Bella Achmadulina
Dal progetto dell’Accademia di Belle Arti Raccontare Urbino
3. Fuit (uit è ciò che rimane) domus Lauræ Battiferri
Via Porta Maia.
Questa è la casa di Lauræ Battiferri, illustre poetessa che nacque a Urbino nel 1523 da una famiglia nobile della città. Ebbe una buona educazione letteraria, filosofica e religiosa. Nel 1550 è a villa di Maiano, presso Firenze, sposa dell’architetto e scultore fiorentino Bartolomeo Ammannati. La sua vita e la sua poesia saranno strettamente legati a quella del marito, non soltanto per le vicende esteriori, ma anche in una consonanza di sentimenti, di ideali, che si manifestano in numerosi passi delle sue lettere e poesie. Accolta nell’Accademia degli Assorditi di Urbino e in quella degli Intronati di Siena come prima donna, fu in relazione d’amicizia con molti letterati e artisti del tempo, tra cui, oltre il Varchi, il Caro e B. Tasso i pittori A. Bronzino e Luca Martini, l’architetto Gherardo Spini, B. Cellini e altri. Morì a Firenze nel novembre del 1589.
Opere: Il primo libro delle opere toscane, Firenze, Giunti, 1560 (un secondo libro non fu mai pubblicato) valse a diffonderne la fama. Anche Michelangelo manifestò il desiderio di conoscere quelle poesie. Rime (nella raccolta dell’Atanagi, Rime di diversi nobilissimi, et eccellentissimi autori, Venezia 1561, p. 117); I sette salmi penitenziali tradotti in lingua toscana con gli argomenti ed alcuni sonetti spirituali, Firenze, Giunti, 1564, ed ivi ristampati nel 1566 e 1570 e in Raccolta di salmi penitenziali di diversi, a cura di Francesco Turchi, Venezia, Giolito, 1568; e ancora, Napoli, Bulifon, 1697; Verona 1749; Rime varie (nella raccolta di L. Bergalli, Componimenti poetici delle più illustri rimatrici, Venezia 1726); Rime sacre (in Rime di pentimento spirituale, Milano, Silvestri, 1821); Rime (in Rime oneste…, I, Bassano 1821); Lettere a B Varchi, a cura di C. Gargiolli, Bologna, Romagnoli, 1879.
Bibl.: G. M. Crescimbeni, Dell’istoria della volgar poesia, IV, Venezia 1730, pp. 95, 96; F. Vecchietti, Biblioteca picena, II, Osimo 1791, pp. 116-120; G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, IV, Milano 1833, p. 154; P. L. Ferri, Biblioteca femminile italiana, Padova 1842, pp. 42-44; C. Rosa, recensione alla raccolta delle Lettere della B. al Varchi, in Arch. stor. marchigiano, I (1879), pp. 590-592; C. Cimegotto Lettere di Cinquecentisti. L. B. e due lettere inedite di B. Tasso, in Giorn. stor. d. lett. ital., XXIII(1894), p. 467, e XXIV (1894), pp. 388-398: ma attribuisce alla “morte di un Andrea” le espressioni che la ventinovenne B. dedica in un sonetto al martirio di S. Andrea!; G. Zaccagnini, Lirici urbinati del sec.XVI, in Le Marche, III (1903), pp. 1-3; C.L. Nicolay, F. Pacheco & the Italians, in Modern language notes, XX(1905), pp. 214 s.; G. Bertoni, Lucia Bertani e L. B., in Giorn. stor. d. letter. ital., LXXXV (1925), p. 379; J. De Blasi, Antologia delle scrittrici italiane, Firenze 1930, pp. 208 ss.; Id., Le scrittrici italiane dalle origini al 1800, Firenze 1930, pp. 121 s.; B. Croce, La lirica del Cinquecento, in La Critica, XXIX (1931), p. 8; Id., Poesia popolare e poesia d’arte, Bari 1933, p. 409; L. Baldacci, Lirici del Cinquecento, Firenze 1957, pp. 354 ss. Fonte Treccani Dizionario Biografico degli Italiani
Immagine: Agnolo Bronzino, Ritratto di Laura Battiferri, Palazzo Vecchio, Firenze
4. Il Barocci spiato
Via Porta Maia

Il Cristo crocifisso tra i dolenti e la Maddalena realizzato da Federico Barocci e dalla sua bottega nei primi anni del 1600 esce dall’Oratorio della Morte chiuso da alcuni anni per inagibilità. L’opera, grazie alla forza espressiva dei suoi dettagli, alla delicatezza della maniera con cui è stata realizzata e alle nuove possibilità offerte dalla video arte, riproduce il perpetuo dialogo dei personaggi presenti nella composizione del maestro urbinate e crea un’opportunità andando a colmare parzialmente il mancato incontro del visitatore con l’opera.

5. Le lucciole
Via Volta della Morte

Il Cristo crocifisso tra i dolenti e la Maddalena realizzato da Federico Barocci e dalla sua bottega nei primi anni del 1600 esce dall’Oratorio della Morte chiuso da alcuni anni per inagibilità. L’opera, grazie alla forza espressiva dei suoi dettagli, alla delicatezza della maniera con cui è stata realizzata e alle nuove possibilità offerte dalla video arte, riproduce il perpetuo dialogo dei personaggi presenti nella composizione del maestro urbinate e crea un’opportunità andando a colmare parzialmente il mancato incontro del visitatore con l’opera.

6. Catenaria
Via Valerio
All’uscita della volta sul lato di fronte riparte un filo che si adagia all’altezza del primo piano dell’edificio e percorre via Veneto sino all’inizio di via Valerio. La luce si scompone in un colpo d’occhio di mille punti luminosi che si dipanano nella parte superiore della via stretta, mediante le luci Viabizzuno “catenaria” disposte in modo asimmetrico lungo via Valerio tra le botteghe che ripropongono l’operosità dell’artigianato.
7. Il loggiato di Palazzo Odasi Bonaventura
Via Valerio
Si arriva a Palazzo Odasi Bonaventura dove, nel loggiato, possenti colonne sorreggono uno stupendo soffitto ligneo a cassettoni decorato con le insegne della famiglia Bonaventura e con alcuni simboli legati a Federico da Montefeltro, ancora testimoni della relazione che intercorreva tra le due famiglie. Su quest’opera, negli anni, son state fatte numerose ipotesi ma di fatto non sono mai state prodotte ricerche e operazioni di conservazione e valorizzazione puntuali e approfondite. Urbino percorso di luce vuole avviare questo percorso certo che non sarà il solo primo passo.
8. Il Platano di Clemente XI
Via Valerio
Proseguendo su via Valerio, costeggiando il giardino del palazzo Odasi Bonaventura, troviamo uno tra i monumenti più importanti del centro storico. L’antico platano detto di Clemente XI. Un albero monumentale di più di 30 metri la cui chioma svetta e troneggia al pari delle più belle opere nel cielo del centro storico e all’ombra del quale generazioni di bambini urbinati hanno giocato, hanno letto libri e si sono nascosti.
9. Pareti luminose

Volta Pesa

Il nome di questa via ci riporta con tutta probabilità all’insistenza di una pesa pubblica, luogo solitamente laterale ma non troppo distante del centro storico dove venivano pesate le merci.
10. Luce sonora
Volta Scura
La volta detta scura a causa delle condizioni ambientali ed architettoniche che la rendono difficilmente raggiungibile dalla luce naturale.
11. Resti Teatro Romano
Volta Scura
I resti dell’antico teatro romano di Urbino furono scoperti per la prima volta nell’aprile del 1943, durante i lavori avviati per la costruzione della Casa Comunale dell’Assistenza, che avevano richiesto la demolizione di due edifici preesistenti localizzati in quell’area. In seguito ai ritrovamenti di alcuni reperti dell’antico teatro romano, i lavori vennero interrotti ed i resti del teatro rilevati e fotografati, per poi essere reinterrati nel mese di settembre, in seguito ad un parziale cedimento di via S. Domenico ed al pericolo di crollo di uno degli edifici prospicienti l’area del teatro. Nel 1975 il Prof. Mario Luni, docente presso l’Università di Urbino, avviò una nuova campagna di scavi, effettuando tre sondaggi, che evidenziarono nuove porzioni del teatro. Per proteggere le trincee di scavo realizzate a metà degli anni ’80 venne collocata sul teatro una tettoia metallica che rimase in opera fino al 2014, quando l’Ufficio Centro Storico Patrimonio Mondiale UNESCO del Comune, in attuazione del Piano di Gestione del Sito UNESCO ed aderendo ad un bando emanato dal GAL Montefeltro Sviluppo, avviò la costituzione di un vasto team progettuale per la presentazione di un progetto di riqualificazione. Avviati i lavori di rilevazione e digitalizzazione degli scavi esistenti ci si rese subito conto dell’eccellente stato di conservazione dei reperti del teatro.

La data di costruzione del teatro non è nota ma basandosi su considerazioni di carattere generale è ipotizzabile che l’edificazione sia inquadrabile tra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C., nell’ambito degli estesi rifacimenti di età augustea che coinvolsero i municipia della VI Regio lungo la via Flaminia. L’apparato decorativo rinvenuto è riferibile a rifacimenti del II secolo d.C., mentre la struttura venne spoliata fra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C. ed i primi strati di accrescimento sono databili tra la fine del IV e gli inizi del V secolo d.C. Un nuovo progetto che prevede la conservazione e la valorizzazione del sito è stato presentato ed ora è in attesa di finanziamento.
12. Le tre mete
Via San Domenico
Si ritorna verso Piazza Rinascimento incontrando tre fasci di luce sul fianco della chiesa di San Domenico, in corrispondenza delle parti in rilievo. Tre fasci di luce come le tre mete simbolo del ducato di Urbino. Le mete sono le guglie ornamentali poste alle estremità della spina centrale dell’arena del Circo Massimo, intorno alle quali i carri dovevano girare dopo aver percorso un lato della pista e prima di percorrere l’altro lato in senso inverso. Da ciò deriva anche il significato figurato di “meta” che ancor oggi si usa.
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